Tra le strade che stiamo percorrendo per contribuire a “cambiare l’Italia” c’è quella di formare, nel tempo, una classe di economisti specializzati sulla Modern Money Theory.

Il Gruppo Territoriale (GT) MMT Emilia Romagna può vantare al riguardo un piccolo primato: avere tra i suoi attivisti il primo studente che è andato a concludere ufficialmente il suo percorso formativo universitario in uno dei quartieri generali della MMT nel mondo, il Levy Economics Intitute, Annandale-On-Hudson, NY 12504, USA.

Bene lettore, memorizza questo nome, magari tra qualche anno lo ritroverai come docente universitario, ricercatore o consulente MMT: Domenico Viola.

Classe ’92, calabrese tosto, grande passione per l’Economia, oggetto dei suoi studi e della sua futura professione, Domenico stravede per la teoria e la politica (macro)economica e adora autori quali Marx, Smith, Keynes, Lerner, Minsky e Graziani (non propriamente gli idoli del giovane italiano medio); quando tratta questi argomenti manifesta un piacere al limite del godurioso, è capace di parlarti di uno studio del Prof. Bill Mitchell con la stessa enfasi di un bulimico che parla di una millefoglie.

Inoltre Domenico ama le scienze e “non-scienze” sociali e le materie umanistiche; adora fare sport, ballare latino-americano, praticare equitazione specie in montagna… e le donne (insomma Domenico è anche umano – tra l’altro un bel ragazzo!).

Dopo la Maturità, si trasferisce da Saracena, suo luogo di origine, a Bologna e nel 2016 consegue la laurea triennale in Economia e Management presso l’università di Ferrara.

A fine agosto è già davanti alla porta del Levy; porta con sé le sue cose preziose: gioventù, entusiasmo, determinazione, sotto braccio una tesi di laurea sulla MMT e sulle spalle l’esperienza pluriennale come nostro attivista.

Inizia così per lui un biennio che probabilmente è a oggi la sua più grande avventura.

Abbiamo voluto contattarlo in quel di Annandale-On-Hudson per una chiacchierata.

Caro Domenico, come hai conosciuto la MMT?

Pervenni a conoscenza della Teoria della Moneta Moderna (MMT) tramite alcuni incontri tenuti dal giornalista Paolo Barnard e il summit di Rimini fu decisivo nello stimolare la mia curiosità circa le analisi e le proposte avanzate dagli esponenti della teoria stessa.

Cosa ti piace di questa teoria politico-economica?

Della Teoria della Moneta Moderna adoro la capacità e la semplicità con cui vengono accuratamente spiegati i meccanismi operativi di funzionamento dei sistemi monetari moderni, in particolare, ma non solo; ossia tutto ciò che riguarda le operazioni di debito governativo in regime di moneta ‘fiat’. In particolar modo, la cosa che mi ha colpito più di tutte è che l’analisi della MMT ha avuto ed ha il merito di fare chiarezza e di sfatare una serie di falsi miti che circondano la reale natura della moneta, le operazioni monetarie, bancarie e quindi, di debito governativo all’interno dei vari sistemi monetari, in particolar modo in quelli a tassi di cambio variabili in cui ovviamente il governo ricopre il ruolo di monopolista emittente della propria unità di conto. E sfortunatamente, tali falsi miti oggi continuano ad imperare nella propaganda eseguita quotidianamente dalla grancassa mediatica orwelliana e purtroppo anche in diversi centri universitari. Quindi in tal senso, la MMT ha rappresentato e rappresenta per me un’arma di difesa molto potente ed efficace direi.

Inoltre, ciò che mi ha colpito è il lato rivoluzionario, umano e la grandezza politica, macroeconomica e sociale degli obiettivi politico-economici promossi dagli autori della MMT, ossia il raggiungimento e il mantenimento congiunto della PIENA OCCUPAZIONE e della stabilità del ‘valore reale’ della valuta o cosiddetta “stabilità dei prezzi” e della stabilità finanziaria, all’interno (ovviamente), di un sistema monetario ‘fiat’.

In aggiunta, ho molto apprezzato la proposta cardine, ma non unica, della MMT, ossia i Programmi di Piena Occupazione o Programmi Universali di Lavoro, in base ai quali il governo agisce in qualità di Datore di Lavoro di Ultima Istanza.

Domenico durante lo studio con le colleghe in facoltà

Com’è che hai deciso prima di diventare attivista e, adesso, di andare a completare la tua formazione universitaria là dove insegnano molti dei principali economisti MMT?

Ho deciso di diventare attivista perché sentivo il dovere morale, da cittadino e partigiano quale mi sento, di dare il mio piccolo contributo politico mediante un concreto attivismo civile. E in virtù del fatto che la macroeconomia costituiva e rappresenta una di quelle discipline di carattere sociale che toccano le corde del mio cuore, ho colto l’opportunità di coniugare l’attività di divulgatore-referente economico di una meravigliosa associazione culturale e di approfondire, studiare temi a me appunto molto cari. Capii in breve che la lotta politica di classe dovesse necessariamente giocarsi entro il campo economico. Politica ed economia non sono assolutamente due ambiti a sè stanti, anzi. Infine, un anno fa in seguito al mio corso di laurea triennale, mi trovai a scegliere l’istituto universitario in cui completare i miei studi specialistici ed alcuni miei colleghi-attivisti ed amici, Chiara Zoccarato e Davide Provenzale, mi spronarono a provare ad entrare in uno dei due istituti universitari di ricerca all’interno dei quali insegnano i massimi esponenti accademici della MMT, trattasi dell’UMKC presso Kansas City e del Levy Economics Institute of Bard College. Abbiamo detto: let’s try and we got it (the Levy)!

Domenico e il Prof. Kregel

Detta così sembra facile, sembra quasi di sentire parlare di un cambio di quartiere e non invece di andare a stabilirsi dall’altro lato del pianeta. Un cambio di vita così netto non ti spaventa? Non ti manca la tua Italia?

Sì, ovviamente ciò che mi manca di più sono quelle persone che mi hanno accompagnato fin qui nel mio giovane cammino di vita: la mia famiglia, i miei amici calabresi e quelli di Bologna, i miei colleghi e amici dell’associazione con cui oramai, si può dire, si lavora quasi sempre a distanza, oltre che la mia terra, di cui il mio cuore non si disfarà mai. 

Sto semplicemente cercando di far prevalere la mia capacità di adattamento sulle emozioni, altrimenti non riuscirei a stare a lungo qui. Ma dopo qualche mese, posso comunque ammettere di non aver ancora realizzato a pieno di essere a migliaia di Km dal mio “quartiere”, seppur mi stia ambientando alla velocità della luce.

Ciò nonostante, purtroppo, le difficoltà non sono delle più tenere. Non avrei mai pensato, ad esempio, di dover contrarre dei prestiti per poter conseguire i miei studi. Da radicale quale sono, penso che oramai il diritto allo studio non sia più rispettato nella sua pienezza, non solo per ciò che riguarda la relativa accessibilità, che comunque rappresenta un indicatore rilevante. Il diritto allo studio in Italia è sempre più vilipeso, figuriamoci negli Stati Uniti. Non avrei neppure mai pensato di dovermi ritrovare a conseguire i miei studi di laurea specialistica e dover nello stesso tempo affrontare delle rate mensili pari al canone di locazione che sostengo ogni mese qui, per vivere per giunta in doppia con un altro studente. Oltre a dover trascorrere mezzo week-end a lavorare come parking attendant qui nel campus. 

Ma tant’è, consapevole di tali non indifferenti difficoltà e ho deciso di affrontarle poiché amo viaggiare, conoscere nuovi luoghi, nuove persone, culture, modi di vedere, di pensare e prospettive diverse o anche simili e complementari alle mie del momento. Adoro semplicemente scoprire e imparare, far sbocciare nuovi dubbi e domande e cercarne le relative, possibili risposte. E soprattutto, sarei stato disposto a scalare montagne pur di cogliere l’opportunità di conseguire gli studi di laurea magistrale presso uno dei centri universitari di ricerca più autorevoli d’America, se non del mondo, nel campo della teoria e politica economica.  E sono sicuro che questa esperienza al Levy mi farà crescere non solo come futuro aspirante economista, ma anche come persona. 

Qual è stato il tuo impatto con questa nuova vita, quali le prime impressioni al Levy?

Sin dai primi giorni di apertura del ciclo semestrale dei corsi, ciò che mi ha colpito maggiormente, non è tanto lo sfarzo caratterizzante Blithewood (l’edificio della facoltà) o il paesaggio meraviglioso che circonda il campus universitario, che pur a primo impatto illuminano senz’altro di brillantezza e di serenità la vista e il cuore, quanto lo spessore culturale ed umano dei vari docenti e ovviamente – cosa tutt’altro che scontata nel mondo accademico odierno –, il rispetto della pluralità delle diverse correnti di pensiero politico-economico all’interno dell’ampio piano didattico del corso di laurea. Che è uno dei principali motivi per il quale ho scelto in definitiva il Levy Institute.

Domenico e il Prof. Nikiforos

Quali sono gli sbocchi professionali che vorresti intraprendere ultimati gli studi?

Beh, intanto cerchiamo di terminare il percorso di studi (risata). Poi posso dirti che l’unico lavoro che più mi attrae è, ça va sans dire, quello che si conforma maggiormente al tipo di studi svolto, quindi quello in concordanza con le discipline a me più care, alle mie passioni e ambizioni. Non vorrei come dicono da queste parti “used to be on the daisy chain, and then to be a chain store daisy”. Poi sì, in prospettiva mi piacerebbe svolgere attività di ricerca, di analisi, di consulenza politico-economica e/o di designer di policy. Spesso le cose sono anche in concomitanza.

Un’ultima domanda: a tuo parere, da tecnico della materia quale tu sei, in che modo potresti dare un contributo di ricerca alla MMT?

Bella domanda. Per adesso preferisco rimanere, come si suole dire, con i piedi per terra. Desidero attualmente imparare il più possibile, ricordando di coniugare la voglia e la necessità di ampliare sì il mio bagaglio culturale, ma contemporaneamente di stimolare e perfezionare la mia capacità e lucidità di analisi e di ragionamento. Il nozionismo senza la flessibilità mentale serve a poco; la flessibilità mentale senza nozionismo è come un veicolo arrugginito con sospensioni e ammortizzatori di qualità. Quindi desidero curare entrambi. Poi ovviamente, non nascondo che uno dei miei più vivaci desideri sia quello di riuscire, un giorno, a fornire un umile contributo integrante, potremmo dire, alla Teoria Monetaria Moderna e alla letteratura economica in sé, mediante una “tenace, assidua e lucida” attività di ricerca. Oltre che un sostanziale e concreto contributo all’attivismo politico in Patria, visto il macabro contesto sociale, politico e macroeconomico che, ahinoi, viviamo. 

Un tecnico o comunque un “esperto della materia” , specialmente in un ambiente di depressione macroeconomica quale quello che patiamo, ha il dovere morale di servire e soccorrere l’ “umanità sofferente”. In breve l’economista, soprattutto in un contesto di dittatura finanziaria che distrugge intere vite e dignità umane, svolge lo stesso ruolo del medico durante una peste o un’epidemia. E’ moralmente censurabile l’indifferenza sostanziale, dietro un computer, una scrivania o un paper scritto in “economichese”, mostrata da diversi economisti negli anni specialmente anteriori alla crisi. Tecnica, politica e vi aggiungerei, attivismo politico, non sono elementi separati come da alcuni decenni hanno voluto farci credere. Non mi sembra affatto, tanto per dirne una, che quello di Mario Monti sia stato un esecutivo (frutto non di un processo elettorale!), meramente “tecnico” e così a-politico! Quindi, un tecnico o aspirante tecnico non può alienarsi dagli aspetti, effetti e risvolti politici delle sue analisi e scelte e dovrebbe magari anche tener conto dell’obbligo morale in termini di attivismo politico che gli spetta, soprattutto oggi, per le strade, tra la gente. 

Domenico e il Prof. Wray

E questo, penso mentre ascolto le ultime parole di Domenico, è consapevolezza comune nel movimento di attivisti della MMT. Un modo come un altro per ricordare una volta ancora che l’economia è al servizio dell’uomo e non viceversa… non è così?

Puoi seguire Domenico sulla sua pagina facebook https://m.facebook.com/NewHVHorizonsandPerspectives/

Inoltre, puoi sostenerlo in questo suo percorso di formazione facendo una donazione all’Associazione nazionale, avente per oggetto: “Progetto studenti italiani al Levy Institute” sul conto corrente presso Banca Etica, intestato all’Associazione ME MMT Italia, IBAN: IT94J0501803200000000287153.

Ti ringraziamo in anticipo per il tuo prezioso contributo.

One thought on “INTERVISTA A DOMENICO VIOLA: “UN ECONOMISTA HA IL DOVERE MORALE DI SERVIRE E SOCCORRERE L’UMANITÀ SOFFERENTE”.

  1. Congratulations and best wishes for a brilliant future!

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