Nessuna opportunità è più importante dell’opportunità di avere un lavoro. Politiche volte all’aumento della flessibilità del lavoro, un tema che ha dominato il dibattito economico negli ultimi anni, hanno portato spesso a livelli salariali più bassi ed a una minore sicurezza dell’impiego. Tuttavia, esse non hanno mantenuto la promessa di garantire una crescita più alta e più bassi tassi di disoccupazione. Infatti, tali politiche hanno spesso conseguenze perverse sulla performance dell’economia, ad esempio una minor domanda di beni, sia a causa dei più bassi livelli di reddito e maggiore incertezza, sia a causa di un aumento dell’indebitamento delle famiglie.
Una più bassa domanda aggregata a sua volta si tramuta in più bassi livelli occupazionali. Qualsiasi programma mirante alla crescita con la giustizia sociale deve iniziare con un impegno mirante al pieno impiego delle risorse esistenti, e in particolare della risosra più importante del paese: la sua gente.
Sebbene negli ultimi 75 anni la scienza economica ci abbia detto come gestire meglio l’economia, in che modo le risorse siano utilizzate appieno e le recessioni siano meno frequenti e profonde, molte delle politiche realizzate non sono state all’altezza di tali aspirazioni.
L’Italia necessita di migliori politiche volte a sostenere la domanda aggregata, ma ha anche bisogno di politiche strutturali che vadano oltre, e non facciano esclusivo affidamento sulla flessibilità del lavoro. Queste ultime includono interventi sui programmi di sviluppo dell’istruzione e della conoscenza.
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La legislazione non può prevedere che la flessibilità si accompagni a salari più bassi. Paradossalmente, maggiore è la probabilità di essere licenziati e minori sono i salari, quando dovrebbe essere l’opposto. Perfino l’economia liberista insegna che se proprio volete comprare un bond ad alto rischio vi devono pagare interessi molto alti.
I salari pagati ai lavoratori flessibili devono essere più alti, e non più bassi, proprio perchè più alta è la probabilità di perdere il lavoro.
In Italia un precario ha una probabilità di essere licenziato 9 volte maggiore di un lavoratore regolare, e una probabilità di trovare un nuovo impiego, dopo la fine del contratto, 5 volte minore, e fino al 40% dei lavoratori precari è laureato.
Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call center, perché spendere tanti soldi per istruirli?”.
(Joheph Eugene Stiglitz, Nobel per l’economia 2001)

Non si può dire che da allora le cose siano migliorate, specialmente dopo la “distruzione della domanda interna” operata dal criminale finanziario Monti, uno dei quattro presidenti del consiglio italiani mai eletti dai cittadini (il primo fu Benito Mussolini, poi si dovette attendere fino al golpe antidemocratico  del 2011).
Eppure, il nocciolo dell’idea espressa da Stiglitz è chiaro e semplice: maggiore rischio deve implicare maggiore compenso.
Un concetto che tutti gli assicuratori conoscono da sempre.
E’ ora che anche i lavoratori imparino e pretenderlo.
La lotta di classe a difesa dei propri bisogni o si fa o non si fa.
Finchè la fanno solo i padroni continueranno a vincere solo i padroni.
E i padroni dell’economia finanziaria speculativa internazionale sono mostri voraci e feroci, dai quali è necessario difendersi con tutti i mezzi 

commento di Vincenzo Zamboni

tratto da: “Tutte le battaglie di Grillo”, edito Tea edizioni Milano 2007.

 

Questo stralcio è tratto dal libro scritto da Beppe Grillo e sappiamo con certezza che ha ricevuto più volte il programma di salvezza economica, consegnato personalmente da attivisti nell’ultimo tour arrivato a Rimini.

E’ doveroso affermare che Grillo è a conoscenza dei crimini e dei programmi che l’Unione europea sta commettendo contro i cittadini del sud europa, ciò comporta che anche i parlamentari M5S sono a conoscenza di tutto questo!

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