Era il 1948 quando George Orwell, limitandosi ad invertire le ultime due cifre di quell’anno, scrisse quello che venne definito il romanzo distopico per eccellenza:, ovvero 1984. Egli immaginò un evoluzione della società futura, simbolicamente attorno agli anni ’80, estremizzando le espressioni negative di tutta una serie di tendenze sociali, politiche e tecnologiche che l’autore osservava a suo tempo. Orwell esasperò il peggior male del secolo, la dittatura, estendendola anche alla mente, coniando per essa il termine neo-lingua, ovvero un lessico ri-creato ad hoc dal Partito per erigere mediante codici comunicativi ben precisi, tutta una serie di immagini che dovevano poi sedimentarsi nella mente collettiva, quella che oggi chiameremmo pubblica opinione. Tali immagini, vere e proprie storielle, miravano a mistificare la realtà e contestualmente annichilire la memoria storica del popolo stesso.

Il Ministro del Lavoro: Giuliano Poletti

Tutt’oggi, una sorta di neo-lingua orwelliana è il latinorum utilizzato dalla stampa economico e finanziario. Il vero potere, che non risiede più da decenni nei Parlamenti e Governi Nazionali, trova la legittimazione delle manovre dolorose ma necessarie, nel terreno fertile dello stato di piena emergenza sociale create dallo stesso e la neo-lingua 2.0 è il veicolo volto a mistificare la realtà tangibile creandone nella percezione collettiva una virtuale e completamente distaccata.

E così come Giovanni Reale ha magnificamente descritto nel suo Platone alla ricerca della sapienza segreta; il rivoluzionario periodo di  passaggio dalla preminenza dell’oralità alla scrittura vissuto dal filosofo, così noi oggi possiamo senza dubbio asserire di trovarci in un altro periodo rivoluzionario: quello del passaggio dalla prevalenza della scrittura alla comunicazione massmediatica, dove regna l’immagine

E in tale palcoscenico i media svolgono l’unico ruolo istituzionale di creatori di immagini autorevoli, le quali penetrano l’opinione pubblica e sempre secondo tale schema i principali esponenti della coalizione partitica vanno in tv e giornali, a raccontarci come l’Italia sia in crisi perché non ha fatto a suo tempo le dovute riforme strutturali, termine da sostituire sistematicamente con: sacrifici.

E ci tengo a ricordare che l’Italia è uno dei Paesi Ocse che sin dagli anni ’90 ha realizzato la maggior quantità di riforme strutturali ovviamente di benefici non ve ne è minimamente l’ombra: ed ecco la neo-lingua orwelliana 2.0, che impedisce con la sua grancassa mediatica, la voce autorevole al dissenso che possa smontare le balle da lei trasmesse. Con questo sistema i grandi gruppi economico-finanziari dopo aver volutamente creato la crisi attuale e quindi il terreno fertile su cui poter imporre i propri esclusivi interessi, legittimano nell’opinione pubblica quelle dolorose ma necessarie politiche con cui piegare unilateralmente la società ai propri scopi, utilizzando una neo-lingua ed il consenso univoco per nascondere e legittimare le stesse ricette veleno che ci hanno portato sin qui.
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Le stesse che da oltre vent’anni stanno sistematicamente aggravando la nostra condizione economica e la dignità di cittadini:
Quindi, io prima creo il problema, mediante precise scelte di politica macro-economica e poi propongo come soluzione ai problemi che io stesso ho creato, quelle medesime ricette che paradossalmente hanno condotto interi popoli al disastro che tutti noi oggi vediamo con i nostri occhi e proviamo sulla nostra pelle.

Ma cosa sono le riforme strutturali?

Non sono altro che delle misure di politica macroeconomica che mirano appunto a riformare la struttura della società, spaziando dal mondo del lavoro al settore dei servizi di pubblica utilità quali sanità, energia, assicurazioni, previdenza, telecomunicazioni, trasporti.

Mercato del lavoro flessibile = meno protezioni per i lavoratori e salari più bassi

Su tali riforme sono stati spesi negli ultimi anni fiumi d’inchiostro. In questo articolo mi limito a ricordare il Pacchetto Treu, la legge Biagi, la Riforma Fornero e ora il nuovo Jobs Act, altra espressione riconducibile ad una sorta di neo-lingua orwelliana 2.0 attraverso cui parole anglosassoni, rendono nuovo e appetibile ciò che da vent’anni è sempre lo stesso veleno imposto.

Al massimo tali riforme agiranno sui flussi di occupati, ossia: un anno Luca lavora, a 600-700 euro al mese e Matteo sta a casa; l’anno dopo Matteo lavora allo stesso salario e Luca se ne sta a casa. Pensate quale meraviglioso futuro potremo costruirci noi giovani. Non intendo dilungarmi molto sulla fallacia e gli effetti disastrosi che tali riforme hanno in diversi ambiti, quali ad esempio: la produttività del lavoro, la qualità e la dignità economico-morale del lavoro, gli stipendi, i fatturati delle piccole e medie imprese, la distribuzione della ricchezza e la vita di milioni di esseri umani mi limito ad indicarvi maggiori approfondimenti quiqui e qui.

Ovviamente tali riforme servono ai grandi esportatori italiani e soprattutto esteri, come le maggiori industrie neo-mercantili franco-tedesche. Vi basterà sapere che in questi giorni il Fondo Monetario Internazionale, non certamente il soviet della provincia di San Pietroburgo, ha ribadito nel suo World Economic Outlook che non ci sono “correlazioni statisticamente significative” tra la deregolamentazione delle assunzioni, licenziamenti e la capacità di crescita dell’economia. Ergo: il Jobs Act non porterà nel complesso a nessun aumento dell’occupazione.

Ciononostante i media di regime, a reti unificate, ci hanno giusto mese scorso nuovamente ricordato che grazie al Jobs Act, a cui è attribuita ormai qualsiasi cosa, rispetto ai primi due mesi del 2014, sono state generate 79 mila nuove assunzioni a tempo indeterminato. Di nuovo, ci troviamo di fronte ad uno scarto impressionante tra la narrazione orwelliana dei media e la viva realtà. Il Partito Unico dell’Euro vi informa che grazie alle riforme (sacrifici) e alla tenacia del governo Renzi, i risultati stanno concretizzandosi, e come se non bastasse vi raccontano per il settimo anno consecutivo che la crescita sta per arrivare.

Ma basta andare verificare le notizie per scoprire l’Inps ha rilevato sì un aumento di nuove assunzioni “a tempo indeterminato” (+20,7%) e le conversioni di contratto di apprendista (+7,4%), ma contestualmente sono diminuite sia le trasformazioni di rapporti a termine (-11,2%), sia le assunzioni a termine (-7%), sia i nuovi contratti di apprendistato (-11,3%).

Risultato: la variazione statistica nel complesso è stata nulla, a dispetto degli sgravi contributivi contenuti nella legge di Stabilità. Ed infine ‘Inps ci informa che rispetto al 2014, i rapporti di lavoro attivati sono stati “ben 13″. Beh che dire: il Governo ha proprio fatto 13 e di questo passo raggiungeremo sì la Piena Occupazione, ma solo nel 2589! Del resto cosa vi aspettavate dalle direttive dei principali club di estrema destra finanziaria, che abbiamo la fortuna e l’onore di “ospitare” in Italia da 30 anni?

Stiamo parlando di E.R.T. (European roundtable of industrialists) e B.E. (Business Europe) che sono a tutti gli effetti il nostro governo ombra come direbbe Edward Bernays. Infine, mi preme sottolineare che le nuove tipologie di contratti “a tempo indeterminato” nascondono tutta una serie di novità non proprio sollevanti per i neo-assunti ed a tal proposito rimando qui ai dovuti approfondimenti. Come scrisse un mio caro compaesano Luigi Pandolfi nel suo blog sull’Huffington Post: “Da domani in Italia sarà facilissimo licenziare, aumenterà il potere di ricatto dei datori di lavoro nei confronti dei lavoratori, i giovani avranno meno tutele dei colleghi più anziani e aumenterà il precariato. Ma il governo dice che sta lavorando per le nuove generazioni e per un paese più equo. Siamo nel 2014, ma sembra il 1984 (quello di George Orwell, ovviamente)”. Come potete notare anche lui ha a cuore il buon Orwell.

scritto da Domenico Viola, per l’articolo originale cliccate qui

One thought on “The Big Brother: Necessari sempre più sacrifici per poterci risollevare…

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