Da poco è entrato in vigore il nuovo Jobs Act creato dall’attuale governo Renzi. “Reintegro, tutele, tutto cambierà”. Come sempre, vengono fatte grandi promesse e grandi previsioni sul fatto che “veramente l’Italia questa volta ce la farà”. Molte sono le voci discordanti e lo stesso Forex prevede una precarizzazione ancor più violenta del mercato del lavoro. Non si voglia fare critica alcuna (per adesso), lo scopo di questo articolo prevede di informare chi vuole informarsi e di dare una visione completa sul Jobs Act.

Il Jobs Act prevede (tranne che per gli enti statali):

Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti: è la nuova tipologia di contratto a t.indeterminato che “semplificherà tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro”, eliminando co.co.co., co.co.pro., contratti a chiamata, a progetto, e così via, facendoli rientrare tutte in questo nuovo tipo di contratto. In questo “tempo indeterminato”, sarà lasciata al datore di lavoro ampia possibilità di interrompere il rapporto di lavoro in qualunque momento e senza motivazione nei primi 3 anni (o a seconda del tipo di contratto potranno essere 6 o 9 o 12 o 15), assicurando nel frattempo degli sgravi fiscali per l’azienda.  In ogni caso quel che in realtà viene spacciato per un contratto a tempo indeterminato, lascia il lavoratore nella totale insicurezza e gli assicura, in realtà, solo la possibilità di poter essere facilmente licenziato.

Articolo 18: i nuovi assunti a t.indeterminato non godranno più dell’articolo 18. Dunque, grazie al nuovo tipo di contratto, dopo i primi 3 anni, in caso di licenziamento ingiustificato o per motivi economici non esisterà più reintegro per il lavoratore, ma spetterà un indennizzo in base all’anzianità aziendale, di cui ancora si sta discutendo su quanto debba corrispondere.

-Cassa Integrazione: Non si potrà più autorizzare la Cassa Integrazione in caso di cessazione definitiva di attività.

Ammortizzatori sociali: l’ Aspi e la mini-Aspi verranno sostituite dalla Naspi per i disoccupati con almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti e 30 giornate nei 12 mesi.

Tirando le somme il nuovo contratto a tutele crescenti produrrà una precarizzazione ancor più accentuata del mercato del lavoro, favorendo le imprese di grosse dimensioni le quali potranno liberamente evitare il reintegro del dipendente licenziato per ingiustificato motivo. Complimenti ancora una volta per “favorire la crescita delle piccole e medie imprese”.

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