Secondo il DER SPIEGEL, l’Unione Monetaria Europea si avvia, lentamente ma implacabilmente, sul viale del tramonto, come testimoniato dalla perdita sempre più drastica di consenso popolare e politico a favore dell’Euro.
Per l’Italia l’uscita dall’euro sarebbe ampiamente giustificata dal disastro economico che a causa di questa moneta si è verificato: disoccupazione pari al 13,2%, PIL in calo dello 0,1% rispetto al precedente trimestre e dello 0,5% rispetto un anno fa (dati ISTAT)
Per chi come noi segue da alcuni anni l’evoluzione dell’opinione pubblica italiana sull’argomento, è noto che, se un paio di anni fa l’ipotesi di un’uscita dall’euro era considerata fantasiosa dalla stragrande maggioranza della popolazione, oggi è evidente che un ritorno alla valuta nazionale – chiamiamola per esempio Nuova Lira – è un serio e concreto argomento di discussione ed è sempre più diffuso tra la gente il convincimento che l’Italia potrebbe in un futuro non più lontano compiere questo passo.
E’ bene dunque cominciare a chiederci, in previsione di una simile eventualità, cosa potrebbe accadere se davvero adottassimo la Nuova Lira.
Noi della ME-MMT non ci stancheremo di mettere in guardia da un’uscita organizzata con superficialità.
In mezzo tra un’uscita fatta con criterio e una fatta male c’è in ballo la nostra economia e il nostro futuro.
Ricordiamoci che il caso di 18 stati che rinunciano alla propria sovranità monetaria cedendola ad un organo esterno (BCE) indipendente da governi e organi rappresentativi democratici è unico e che ciò implica una mancanza di precedenti analogicamente applicabili in toto a un’uscita dall’euro.
Ciò non toglie naturalmente che ci possiamo organizzare bene, e in tal senso ben venga la competenza di una scuola ferratissima sulla moneta come la Modern Money Theory.
Lo Stato Italiano delibererebbe il passaggio alla moneta nazionale dichiarando che, da quel momento, il pagamento delle tasse potrà essere fatto unicamente con la Nuova Lira.
Inoltre effettuerebbe i pagamenti in Nuove Lire.
Questo innescherebbe il meccanismo di guida della Nuova Lira nel circuito monetario sostituendo all’Euro, la nuova valuta nazionale.

 

Senzanome

 

La compresenza con l’ex moneta unica si renderebbe necessaria in una prima fase per gestire eventuali effetti choc e panic selling che, con la MMT, sarebbero comunque bene gestibili.
L’idea è che lo Stato Italiano deciderebbe di mantenere i depositi bancari pregressi in Euro e di lasciare alla libera scelta dei privati e alla loro convenienza se convertirli o meno in Nuove Lire.
Lo Stato potrebbe inoltre decidere, se lo ritiene opportuno, di garantire il pagamento dei debiti pregressi contratti in Euro, in tale valuta anziché in Nuove Lire.
In questi termini l’Euro si presenterebbe come una moneta “a esaurimento”.
I conti correnti/risparmio saranno garantiti dalla Banca d’Italia e convertiti in Nuove Lire solamente su richiesta del proprietario del conto e le banche saranno regolamentate nell’esclusivo interesse pubblico e del 99% della popolazione
In questo modo si creerebbe una grande richiesta delle Nuove Lire, valuta inedita e in una prima fase scarsa, dato che tutti ne avrebbero bisogno per adempiere agli obblighi con il Fisco e per eseguire transazioni e in tal senso i privati sarebbero disposti a offrire Euro in cambio di moneta nazionale: l’effetto iniziale, in queste circostanze, sarebbe addirittura quello di APPREZZAMENTO, ci potremmo trovare a gestire un apprezzamento della Nuova Lira anziché un deprezzamento.
Il tasso di cambio della Nuova Lira sarebbe variabile e libero.
Svalutazione, inflazione, PIL, deficit, non sarebbero più, come ancora oggi s’intendono, restrittivi target da perseguire costi quel che costi; diverrebbero bensì “unità di misura” per monitorare il benessere economico collettivo.

Una considerazione finale.
Siamo d’accordo con il DER SPIEGEL sul fatto che l’Italia, uscendo dalla moneta unica che mantiene un tasso di cambio innaturalmente alto (l’euro è attualmente quotato 1,23 sul dollaro: da quando in qua l’Italia vanta fondamentali economici migliori di quelli degli USA?) deve aspettarsi un aggiustamento in termini di deprezzamento (dopo un’iniziale rivalutazione come argomentato sopra).
Siamo anche d’accordo che questo deprezzamento si tradurrebbe in termini di maggiore competitività nell’export.
Secondo noi si continua a dare troppa enfasi al commercio con l’estero come fonte di ricchezza.
A nostro avviso la soluzione mercantilista per cui il baricentro economico è costantemente sull’estero e in cui tendenzialmente l’arricchimento di pochi si risolve in un drenaggio di ricchezza a danno di molti, non è il modello preferibile.
Fintanto che il dibattito sarà mantenuto sull’alternativa tra perseguire un tale modello in un contesto di moneta unica o in un contesto di valuta nazionale, fintanto che si voglia la sovranità monetaria allo scopo di meglio drenare ricchezza altrui, non faremo grandi passi in avanti.
Il metodo che propone la scuola economica MEMMT è gestire la propria economica nell’interesse pubblico e del 99% della popolazione e di coltivare un libero ed equilibrato interscambio con gli altri paesi del mondo, senza fare del “drenaggio di ricchezza altrui” una ragione di vita.
Se questa crisi può portare un’opportunità, e allora questa sia l’occasione per un cambio di paradigma e per una svolta vera e radicale alla nostra economia.
Va detto che, in armonia con i principi e i criteri direttivi della ME-MMT esposti nel Programma di salvezza nazionale potremmo adottare politiche fiscali, monetarie ed economiche adeguate come i Programmi di Lavoro Garantito (PLG) con cui sostenere la nostra occupazione e il nostro tessuto produttivo.
Tra l’altro, mercé la riconquistata sovranità monetaria, l’Italia potrebbe decidere di attuare una politica d’investimenti pubblici infrastrutturali in settori strategici (immaginate per esempio di dotarci di una rete connettiva digitale d’avanguardia) che avrebbe certamente un effetto positivo in termini di produttività e di efficienza delle aziende, comprese quelle che commerciano con l’estero, che acquisterebbero in tal modo competitività senza che a farne le spese (in termini di riduzioni salariali e peggioramento delle condizioni di lavoro) debbano essere i lavoratori.
E quanto sopra è solo un esempio di quello che uno Stato che adottasse la MMT potrebbe fare per noi.
Concludendo, il dibattito su Euro sì/Euro no è vivo e aperto, la crisi ci perseguita e popoli e politici sono sempre più sensibilizzati, in questa delicata fase di bilico non lasciamoci preclusa alcuna scelta, compresa quella di divenire un modello alternativo e possibile in pacifica convivenza con un mondo globalizzato e globalizzante.
La ME-MMT rappresenta un passo in questa direzione.

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