Allora, prima cosa da sapere di Marx è questa: non era un rivoluzionario, non si agitò mai con un bastone con in cima un bandiera rossa, non era un esagitato, capisci? Era un fior di economista coi contro attributi, uno studioso eminente, che poi fu preso a modello ideologico da milioni di esseri umani in tempi successivi. Ok? Questo è importante perché i detrattori di Marx ti diranno che era un comunista sovversivo pazzo stalinista (sic) e ogni sorta di idiozia. No, era uno scienziato dell’economia, poi uno può non condividerlo, ma mai dire che non aveva cervello.

Seconda cosa da sapere: Adam Smith, Robert Malthus, David Ricardo e Carlo Marx furono i grandi nomi dell’economia cosiddetta Classica. Questo è importante da sapere perché poi ci sarà un contro-movimento a questi Classici, soprattutto a Marx a dir la verità, che prenderà il nome di economia Neo-classica, e sono quelli che arrivano fino a oggi con le loro idee distruttive per la gente. Ok?

Marx arriva sulla scena intorno al 1860 come pensatore importante, e formula la sua teoria del valore del lavoro. Che significa? Bé, gli economisti si erano sempre arrovellati attorno alla domanda “ma chi produce la ricchezza?”, e ovviamente ai tempi dei Re e dei nobili parassiti la risposta era “i Re e i nobili parassiti”, per forza, primo perché se no ti tagliavano la gola e secondo perché agli studiosi di allora non passava neppure per la contro-cassa del cervello che il popolo avesse una qualche funzione se non quella animale. Marx fu il primo a guardare alla questione con intelligenza e rispose così: “La ricchezza la creano solo i lavoratori, che ci smenano la vita a lavorare, e l’unico motivo per cui essa è nelle mani dei Re e nobili parassiti è perché questi se la rubano con la forza e li sfruttano”.

Poi Lollo lasciami aggiungere un’altra cosina di Marx, che non ti deve complicare il quadro, è semplice semplice: lui dice che qualsiasi produzione non può che partire dall’avere denaro, poi con quello si fanno le fabbriche e si producono cose, le quali vengono vendute e così si ritorna al denaro. Formula: DENARO – PRODUZIONE – DENARO. Perché è importante? Bé, perché cento anni dopo tutto questo verrà ribaltato da altri economisti con fini anti-sociali pesanti.

Allora, veniamo al nocciolo di Marx. La famosa storia della lotta di classe e del capitalismo che collasserà, secondo le sue previsioni. La base del suo ragionamento è semplice: siccome sono i lavoratori che alla fine producono tutta la ricchezza, questi un bel giorno capiranno che non hanno bisogno dei capitalisti, o dei Re e nobili parassiti, che li sfruttano e basta, e si solleveranno per cacciarli. Dopo di che i lavoratori diventeranno i proprietari dei mezzi di produzione. Fine. Questo sarà il Socialismo.

Ma perché esattamente i lavoratori diventeranno esasperati? Non solo per lo sfruttamento, ma anche per due altri motivi:

  1. A) I lavoratori producono un valore, parte di questo gli serve per vivere, ma una buona parte è in più, è un PLUS, e questo plus finisce nelle mani dei padroni sanguisughe. Marx lo chiama il PLUS VALORE. I lavoratori hanno diritto a dividersi anche quel plus valore, dice Marx, e quindi inevitabilmente si solleveranno per impossessarsene.
  2. B) Ma questo plus valore può essere prodotto ovviamente solo da lavoratori in carne e ossa (LAVORO VIVO), osserva Marx. Perché? Bé, perché il plus valore per essere un valore deve poi essere venduto, per far incassare un profitto, ok? Quindi ci devono essere stipendiati vivi che lo comprano, ok? Ma a quel tempo, fine ottocento, i capitalisti stavano sempre più sostituendo il lavoro vivo con le macchine (LAVORO MORTO). Ok? Quindi Marx predisse che le macchine non avrebbero potuto produrre il plus valore, ma non perché fisicamente non potessero, ovvio che possono, ma solo perché, come detto, il plus valore è tale solo se alla fine qualcuno lo compra. Ok? Quindi se sono i lavoratori stipendiati (LAVORO VIVO) a produrlo va bene, perché poi lo comprano, ma se sono le macchine no, perché le macchine non vanno a fare la spesa. Quindi il plus valore prodotto dalle macchine praticamente non ha valore, rimane invenduto (con sempre meno lavoratori stipendiati che lo comprerebbero), e così i capitalisti perdono capitali. Ma se i capitalisti, che usano sempre più macchine, perdono capitali, finiscono per fallire e l’economia piomba nel baratro. A quel punto i lavoratori diranno basta! e si solleveranno.

scritto da Paolo Barnard

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