articolo tratto da Internazionale

Nel libro Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, il folle ma geniale romanzo filosofico di Robert Pirsig scritto quarant’anni fa, l’autore descrive l’esempio della “vecchia trappola indiana per le scimmie” (sono abbastanza sicuro che non sia mai stata veramente usata per catturare scimmie, ma questo è coerente con il romanzo: Pirsig non dice molto neanche sulle motociclette).

La trappola “consiste in una noce di cocco svuotata e legata a uno steccato con una catena. La noce di cocco contiene del riso che si può prendere infilando la mano in un buco. L’apertura è grande quanto basta perché entri la mano della scimmia, ma è troppo piccola perché ne esca il suo pugno pieno di riso. La scimmia infila la mano e si ritrova intrappolata”, non da qualcosa di fisico, ma da un’idea: non capisce che un principio che fino a quel momento le è stato utile – “quando vedi il riso, stringi forte” – è diventato fatale.

Non sono certo il primo a notare che questa è una grande metafora della nostra immobilità di fronte al cambiamento climatico: siamo così attaccati a una certa idea di progresso che non riusciamo a liberarcene neanche quando essa si ritorce contro di noi. “La difficoltà”, come disse John Maynard Keynes, “non sta nel credere nelle nuove idee, ma nel liberarsi di quelle vecchie”.

Un esempio che rafforza l’affermazione di Keynes è quello che gli psicologi chiamano effetto Einstellung, che spiega come i preconcetti possano impedirci di vedere un modo migliore di fare le cose. Nel corso di alcuni interessanti esperimenti, Merim Bilalic e i suoi colleghi hanno presentato a un gruppo di campioni di scacchi una scacchiera dove pezzi erano sistemati in modo da permettergli di vincere in due modi: uno, ben noto, richiedeva cinque mosse, e un altro, meno conosciuto, per il quale ne bastavano tre.

Spesso, perfino quei bravissimi giocatori non riuscivano a vedere quale fosse il modo migliore per vincere, perché il sistema che già conoscevano occupava completamente la loro mente. In seguito, a quelli che non avevano scoperto la soluzione in tre mosse è stata mostrata una scacchiera dove era l’unico sistema per vincere. E a quel punto tutti lo vedevano.

L’effetto Einstellung si annida in ogni angolo della nostra esistenza, e può avere conseguenze molto gravi. È dimostrato che spesso i medici commettono errori non perché sono incompetenti, ma perché traggono le loro conclusioni sulla base di esperienze passate. Se dovessimo scegliere tra due medici, sicuramente non sceglieremmo mai quello che ha meno esperienza. Eppure a volte è proprio quella a creare problemi.

Allora non c’è via d’uscita? Se i dilettanti commettono errori e gli esperti ne commettono di differenti, che speranza abbiamo di evitarli? Gli esperimenti con gli scacchi suggeriscono una conclusione diversa: “Al più alto livello d’esperienza, quello dei Gran maestri, è molto più difficile far cadere i soggetti nella trappola dell’Einstellung. Non è impossibile, ma la soluzione meno ovvia deve essere molto difficile da trovare”.

È come se esistessero due tipi di competenza: una che si basa sulla semplice esperienza, e una superiore, quella di persone perfettamente consapevoli dei limiti della competenza stessa. Com’è noto, il buddismo zen parla della “mente del principiante”, e sembra quasi un’esortazione a trovarsi in uno stato di inebetita ignoranza. Ma forse la mente del principiante rimanda proprio a quel tipo di competenza capace di guardare oltre i limiti dell’esperienza e di vedere quell’ignoranza che c’è dietro e che, se non ne siamo consapevoli, può trasformare ognuno di noi in una scimmia.

scritto da Oliver Burkeman

(Traduzione di Bruna Tortorella)

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