Riallacciamoci all’ articolo già postato “Draghi e la governance europea”

A questo punto potreste dirvi (e probabilmente avete già incontrato o
incontrerete qualcuno che ve lo dirà): ma se gli stati dell’eurozona
sono sollecitati al rigore dei conti e alle riforme strutturali è per
uniformare le loro economie al modello tedesco che sta funzionando molto
bene, tanto che la Germania, attualmente, è di gran lunga l’economia
leader dell’area euro, gran paese esportatore, lo stato fa pareggio di
bilancio…

Se non ve lo siete già chiesto voi stessi, molti vi chiederanno: “Perché
non fare come la Germania, dove gli stipendi sono mediamente più alti
dei nostri e l’economia è in salute?”

Il quesito merita una preliminare osservazione ravvicinata del
cosiddetto “modello tedesco”, per cui prima proviamo ad approfondire un
po’ e poi potremo dare la nostra risposta.

Sugli stipendi alti: al giorno d’oggi 8 milioni e mezzo di lavoratori
(un tedesco abile al lavoro su quattro) percepisce paghe da fame. Questo
è dovuto alle famose (o famigerate) riforme Hartz, che prendono il nome
dal suo ideatore, l’ex top manager di Volkswagen Peter Hartz, inquisito
per aver corrotto i sindacati (2 milioni e mezzo in bustarelle,
prostitute e viaggi in Brasile)
Articolo de “Il sole 24 ore” su Hartz
La riforma Hartz IV ha creato una serie di mini lavori (mini jobs) con
stipendi massimi di 450€, i lavoratori percepiscono a parità di lavoro
molto meno dei colleghi a tempo pieno per non parlare dei benefit
connessi, praticamente inesistenti. Ecco scoperta una prima causa del
“successo” tedesco, la svalutazione competitiva interna (oggi si dice
così, è un bel termine che suona figo all’orecchio, un po’ meno
gradevole la sensazione in un’altra parte anatomica del lavoratore): io
sono in grado d’immettere sui mercati esteri le mie merci perché abbatto
i costi di produzione e propongo un prezzo appetibile per l’acquirente.
Infatti non potendo deprezzare la valuta, rigida tra gli stati membri
dell’EZ, in Germania hanno svalutato sui salari.

Siete ancora un po’ scettici? Naturale, può sembrare così strana questa
cosa. Se però voi lo siete, il sig. Schroeder ha le idee piuttosto chiare: «Abbiamo dato vita ad uno dei migliori settori a basso salario in Europa», Davos 2005.

Primo messaggio: fare come i tedeschi vuole dire rinunciare a
retribuzioni dignitose, diritti, garanzie. I lavoratori e i sindacati
ringraziano per il gentile pensiero.

Sulla produttività alemanna, ecco cosa affermava l’ ONU nel 2012:

“gli sviluppi della produttività sono rimasti in linea con gli altri
paesi dell’Eurozona“. Il trucco, tutto a danno dei lavoratori tedeschi,
sono state “politiche di deflazione salariale che non solo hanno avuto
un impatto sui consumi privati […] Ma hanno anche condotto ad un
ampliamento delle disuguaglianze reddituali, ad un velocità mai vista
prima, nemmeno dopo la riunificazione, quando molti milioni di persone
della Germania Est persero il loro lavoro”

Grafico dell’andamento produttività reale e stipendi reali in Germania

E uno può dire, vabbè, se i lavoratori tedeschi sono stupidi, fatti
loro. E invece no, sono anche fatti nostri!

Commissione Europea 2012:

“ Il mercato del lavoro in Germania è sempre più segmentato. Un gran
numero di occupati ha solo un Minijob. Se continua così, il divario fra
lavori regolari e Minijobs crescerà rapidamente. I minijobber rischiano
di restare in questa situazione e di cadere nella trappola della
povertà. […] La Germania negli ultimi 10 anni ha esercitato una enorme
moderazione salariale per poter diventare più competitività – e questo
ha avuto conseguenze per gli altri stati EU. […] Gli squilibri
nell’Eurozona non sono solo il risultato di politiche sbagliate nei
paesi in crisi. La Germania ha avuto un ruolo importante, con la sua
politica mercantilista ha rafforzato gli squilibri in Europa e causato
la crisi. In futuro dovremo seguire da vicino lo sviluppo dei salari a
livello europeo e fare in modo che all’interno dell’area monetaria non
divergano in maniera così forte, come è accaduto negli anni precedenti”.
– Laszlo Andor Commissario europeo per lìoccupazione, affari sociali ed integrazione –

L’economia tedesca si basa soprattutto sulle esportazioni all’INTERNO
dell’area euro e non sorprende che la Bundesbank ha previsto un secondo
trimestre di stagnazione.

Ma chiediamoci, infine: passi la riduzione salariale, passi l’aumento di
diseguaglianza sociale, passi la produttività, passino i danni ai paesi
vicini: ma nel complesso l’economia tedesca è florida. O no?

E la crisi colpisce anche la Germania:
German municipals in trouble;
I comuni di Ailign hanno bisogno di aiuto;

Molti comuni tedeschi sono sull’orlo della bancarotta ed avrebbero
bisogno più di 100 miliardi di € per la manutenzione delle normali
infrastrutture e servizi.

E qui si apre un nuovo discorso, ma questa è un’altra storia, ne
parleremo in un altra puntata.

Tornando a noi: alla faccia dell’economia leader!

Il discorso potrebbe andare oltre (per ulteriori approfondimenti si può
leggere per es. l’ottimo articolo del nostro Daniele Della Bona sul sito
nazionale Me-MMT
“Quello che nessuno racconta sulle riforme del mercato del lavoro tedesco
ma direi che ce n’è abbastanza per potere dare la nostra risposta al
quesito iniziale: “Perché non fare come la Germania, dove gli stipendi
sono mediamente più alti dei nostri e l’economia è in salute?”.

Io la mia risposta la so già, e voi?

Arrivederci alla prossima.

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