Pubblichiamo di seguito un articolo redatto ed inviato come newsletter il 18 Luglio del tutto attuale!

segnaliamo alcune recenti dichiarazioni di Mario Draghi

http://www.eunews.it/2014/07/10/draghi-allue-serve-un-reform-compact/19123

http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/mario_draghi_flessibilit_amp_agrave_crescita_riforme/797699.shtml

Qualche commento al riguardo.

«Le regole attuali contengono già flessibilità sufficiente». Infatti
siamo così flessibili grazie ai trattati di Maastricht, di Lisbona, al
Fiscal compact, al pareggio di bilancio ecc… Cosa vogliamo di più?
Forse Draghi ci scambia per un novantenne che se già riesce a flettere
le gambe per sedersi non ha altro a pretendere.

«L’idea di spendere per uscire dalla crisi non è praticabile». Non
resta che rimetterci nelle mani del Signore.

Per quanto riguarda il «consolidamento di bilancio favorevole alla
crescita», Draghi spiega: «Questo significa meno spesa pubblica, in
particolare improduttiva», più investimenti per infrastrutture «se c’è
spazio» di bilancio, «ma soprattutto tasse più basse».
Per cogliere la logica di queste dichiarazioni ci vuole una
spiegazione.
La teoria macroeconomica ci dice (e Draghi – presumendo che non lo
abbia dimenticato – lo sa già) che la spesa pubblica ha un moltiplicatore
sul reddito nazionale più alto di quello che ha la riduzione delle
imposte.
Detto in termini semplici, se taglio in misura uguale spesa pubblica
(meno soldi nel sistema) e tasse (lo Stato lascia più soldi nel
sistema), deprimerò l’economia perché l’effetto negativo del primo
taglio è superiore, non uguale, all’effetto positivo del secondo. Ma
nel caso dell’Italia è ancora peggio perché dobbiamo anche rientrare dal
debito (fiscal compact) e allora TAGLIO della spesa e, insieme,
AUMENTO delle tasse.
Pertanto Draghi, dall’alto della sua posizione istituzionale e
competenza, ci ha detto che per fare crescere la nostra economia
dobbiamo DEPRIMERLA (?!?!?!?).
La sensazione è che questi, dopo averci succhiato tutto il sangue,
passeranno a rosicarci anche il midollo osseo.

Ironie a parte, come potete vedere da queste dichiarazioni Draghi non
parla né di lotta alla disoccupazione né, tantomeno, di piena
occupazione, come mezzo per sconfiggere la crisi. Eppure – a parte
ovvie considerazioni di giustizia sociale – per risollevarsi gli stati
dovrebbero proprio muoversi in direzione di un aumento del deficit (+
spesa pubblica per l’economia reale e/o – pressione fiscale) per dare
lavoro ai disoccupati.

Andiamo avanti: «sottomettere le riforme strutturali a una disciplina
comune, che non sia dissimile da ciò che abbiamo per le regole di
bilancio…» «… un processo centralizzato a Bruxelles, che costringa
gli Stati membri dell’euro a adottare le riforme strutturali
politicamente controverse.». Di fronte all’incapacità dei governi di
porre a compimento a bacchetta i diktat della Commissione Europea, la
soluzione di Draghi è quindi una nuova cessione di sovranità, con
conseguente ulteriore perdita di controllo legislativo e di democrazia
a danno dei cittadini.

«… i paesi sottoposti alla Troika sono quelli che «hanno fatto di
più ottenendo risultati positivi in termini di crescita.»

Di quale crescita sta parlando? La media dei paesi europei non sfiora
nemmeno l’1%; in Italia la crescita prevista dello 0,8% viene stimata
al ribasso (0% per il 2014), la disoccupazione in aumento al 12,6%
(+0,5%,rispetto un anno fa)

CRESCITA AREA EURO
crescita area EU

CRESCITA EU + USA (area euro a 17 e 28 paesi)
crescita EU+USA

Ed ancora peggio va nei Paesi sottoposti alle cure della Trojka:
Grecia. Una famiglia su tre teme di perdere la casa a causa dei debiti
accumulati, il 94% circa ha subito una riduzione del proprio reddito
del 40% dal 2010 ad oggi. Il 63,7% delle famiglie dichiara di aver ridotto
le spese per l’alimentazione, il 90,3% ha tagliato le spese per il
vestiario e il 90% ha limitato quelle per i ristoranti, i locali ed il
cinema. Il 75% delle famiglie ha ridotto anche le spese per il
riscaldamento e il 36,5% ammette che ormai acquista solo prodotti di
qualità inferiore.
Per non parlare delle massicce privatizzazioni di servizi essenziali.
(Sole 24 Ore)

Portogallo. Il settore privato e societario ha raggiunto un tasso di
indebitamento pari al 224% del PIL, la disoccupazione raggiunge quasi
il 17%.
Un famoso fondo di investimento cita questa soluzione nell’immediato
futuro portoghese: “ll Portogallo ha un debito troppo alto sia nel
settore pubblico, sia nel settore privato: il tutto è finanziato
soprattutto da capitali esteri. Le alternative per i lavoratori
portoghesi sono due: meno lavoro o salari più bassi” e molte riforme
sono state considerate incostituzionali dalla corte costituzionale
portoghese.
Per chi mastica l’inglese cliccare qui, notare l’intestazione del documento: “Portugal is fucked”

Irlanda. Il governo a Dicembre 2013 ha deciso di inviare 6000 lettere
ai propri cittadini invitandoli ad andare a lavorare all’estero per
diminuire i sussidi di disoccupazione (Financial Times); tasse
aumentate di 28 miliardi di euro in tre anni, disoccupazione quasi al 13%. Il
debito pubblico è passato dal 90% del 2010 al 121% in tre anni e
l’indebitamento delle famiglie è pari al 200% del PIL.
(Investire Oggi)

Questi sono solo numeri e non possono raccontare in pieno le disgrazie
umane a danno della popolazione degli stati dell’eurozona, a causa del
“successo delle politiche economiche imposte dalla Troika”.
Insomma, in che direzione ci stanno spingendo? Ci pare di capire che
“forse” chi ci guida intenda il lavoro, la dignità, con un significato
molto diverso dal nostro: più che occupazione, noi la definiremmo
SCHIAVIZZAZIONE.

Ne riparleremo.

Marco Falcinelli, Giuseppe Nasone.

ME-MMT Romagna

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